Gulele non è solo un luogo. È un crocevia di voci, odori, e storie che si intrecciano come i fili di un arazzo etiope. Il vicolo dove vivo è un microcosmo di tutto ciò che rende unica questa terra.

Le mattine iniziano con l’aroma familiare del caffè tostato, un rito che attraversa ogni casa del vicinato. Le donne, vestite con abiti tradizionali, si scambiano saluti mentre preparano l’infusione, e l’odore intenso di chicchi tostati si mescola a quello del pane appena sfornato, il dabo, che riempie l’aria di una promessa di calore e nutrimento.

Il vicolo si anima di suoni e movimenti: i bambini che corrono scalzi, le loro risate che echeggiano come una melodia spensierata; i venditori ambulanti che offrono spezie, frutta e verdura; e gli artigiani che lavorano con cura, trasformando materiali semplici in oggetti pieni di vita.

E poi c’è il sapore della convivialità. Qui, i pasti non sono mai solitari. Il profumo del injera caldo e del wot speziato attraversa le porte aperte, invitando amici e vicini a unirsi. Il cibo non è solo nutrimento, ma un legame, una celebrazione della comunità.

Vivere in questo vicolo mi ricorda ogni giorno chi sono e da dove vengo. È un luogo che conserva la memoria del passato ma pulsa con la vita del presente. Gulele è parte di me, come lo sono io di lei.

Forse non è un luogo perfetto, ma è casa. E, come ogni casa, è fatta di persone, odori, e sapori che non si possono dimenticare.

Vi invito a conoscere Gulele attraverso le pagine di Selam, dove il vicolo prende vita come un personaggio della storia.